Archivio per Alitalia

I francesi, cosa dicono di noi

Posted in "Le Comiche" con i tag on 13 Gennaio 2009 by vasodipandora

Ancora Alitalia. Una volta terminata la frittata berlusconiana, è giusto andare a vedere cosa pensano  e dicono di noi in Francia. Come riporta RAINEWS24, Les Echoes, quotidiano francese, ‘ringrazia’ il premier italiano Silvio Belrusconi per aver impedito ad aprile un’acquisizione ben più onerosa della compagnia di bandiera italiana e scrive: “Non male per un’operazione il cui prezzo, 300 milioni, resta ragionevole. Ci si può persino chiedere se Silvio Berlusconi non ha reso un servizio a Air France-KLM nell’aprile 2008, quando ha fatto fallire il progetto di acquisto di Alitalia per 1,5 miliardi di euro in nome dell’ ‘italianità’. Dopo tutto, la compagnia con la quale si è fidanzata Air France – Klm ha già archiviato buona parte della sua ristrutturazione. Non è più il vettore malato che perdeva 1 milione di euro al giorno, ma un gruppo depurato dai suoi debiti dopo la fusione con il suo rivale di un tempo Air One.
Del resto questi debiti ce li siamo accolati noi (compresi anche quelli della compagnia privata AirOne) e oggi sono stimati essere intorno ai 3 miliardi.
Le Figaro dimostra invece di aver ben individuato cosa c’è dietro CAI, dicendo che “il loro zelo, che è valso il soprannome di gnomi di Berlusconi per analogia ai banchieri di Zurigo o quello di Coraggiosi Patrioti, può spiegarsi con i preparativi dell’Esposizione universale che si terrà a Milano nel 2015.  Sarà l’occasione per lanciare appalti pubblici e questi industriali, spesso molto vicini a Forza Italia, partito di Silvio Berlusconi, sperano ottenere in contraccambio dei contratti.
E li otterranno, vien da aggiungere.
E’ proprio vero che la rana, infilata nella pentola di acqua calda, finisce bollita senza accorgersene. La nostra temperatura è già a buon punto, ora attendiamo la legge sulle intercettazioni e la “condivisa” riforma sulla Giustizia, affinchè si possa raggiungere un “soddisfacente” livello di cottura.

CAI(NO)

Posted in Parole parole parole... con i tag on 9 Gennaio 2009 by vasodipandora

CAI. Compagnia Aerea Italiana. Composizione: 16 imprenditori. Di cui 10 condannati per truffa o mazzette. La maggior parte di questi, nemmeno a dirlo, amici di Berlusconi. Nemmeno un anno fa AirFrance-KLM era disposta ad acquisire interamente Alitalia (debiti compresi).  Il piano prevedeva 1700 esuberi (contro gli oltre 7000 attuali) e la riduzione da due hub (Fiumicino e Malpensa; nota: siamo gli unici in Europa ad avere due hub aeroportuali) ad uno solo (Fiumicino). Il dimissionario Governo Prodi, con poca voce in capitolo, lascia i sindacati semi-isolati, che rifiutano il piano. AirFrance tuttavia ritiene indispensabile anche il via libera del futuro Governo (siamo nel mese precedente le elezioni). Berlusconi, dato per favorito da tutti i sondaggi, fa il patriottico e si oppone a quella che definisce una “svendita” di Alitalia ai concorrenti, stranieri per di più. Berlusconi dice poi che,  subito dopo le elezioni (da leggersi “in caso di vittoria”),  una misteriosa cordata italiana sarà pronta a rilevare Alitalia. In più c’è la Lega che è preoccupata per i contraccolpi sull’occupazione derivanti dalla dismissione di Alitalia su Malpensa, così come proposto dai francesi. I TG, a reti unificate, si riempiono di servizi sulla poca sicurezza delle compagnie aeree low cost (abbiamo passato settimane a leggere e sentire notizie su carrelli difettosi e atterraggi di emergenza), seguiti da servizi che parlano dell’importanza, per un paese come il nostro, di avere una compagnia di bandiera e altre panzane del genere. Quasi nessuno però dice che il turista medio sceglie sempre il volo più economico sul mercato (a prescindere da quale bandiera sia stampata sulla coda dell’aereo) e che le compagnie che hanno la licenza per volare in Europa devono passare dei controlli rigorosi. La trattativa naufraga.  Berlusconi vince le elezioni e il suo esecutivo, non ancora insediato, chiede un prestito ponte di 300 milioni di euro per far vivere Alitalia ancora qualche mese. Chiunque rilevi la compagnia dovrà restituire il prestito, così almeno ci intima di fare l’Europa, onde evitare che i 300 milioni diventino un aiuto di stato ad una compagnia privata. Si insedia il Governo Berlusconi. Dopo qualche tempo compare la cordata, a capo della quale viene messo Roberto Colaninno, il padre del Ministro ombra dell’Industria (Matteo) esponente del PD. Quella che viene chiamata opposizione non può più fare opposizione. Neppure quando avviene l’incredibile: la vecchia Alitalia viene divisa in una “Good” Company (quella che comprerà CAI e su cui farà profitto, secondo meccanismi poco democratici approfonditamente descritti su questo link), ovvero una versione “light”, ripulita dai debiti della vecchia compagnia che ricadono invece su una “Bad” Company che rimarrà sulle spalle dei contribuenti italiani, per un costo di oltre tre miliardi di euro (compresi, ovviamente, i 300 milioni di prestito ponte, oltre a quelli di AirOne, di proprietà di Toto, uno dei 16 valorosi, e che nel frattempo è confluita dentro la nuova Compagnia).
In sostanza Berlusconi “ritaglia” per alcuni amici pregiudicati un affare appetibile su cui far profitto per 5 anni.  Le trattative con i sindacati sono lunghe ed estenuanti, le tattiche adottate da CAI e da chi le sta dietro, puntano all’isolamento di CGIL prima e alla criminalizzazione di piloti e assistenti di volo che non accettano le condizioni di CAI. Senza piloti del resto è difficile volare. Siamo martellati a questo punto con servizi televisivi dedicati ai privilegi dei piloti, “detestabile” categoria che sta rovinando Alitalia e, per questo, anche l’immagine del nostro paese, tenuta invece così in alto dai nostri politici senza macchia e dai 16 imprenditori “eroi” (ma pregiudicati).
Già fin qui ci sarebbe materiale sufficiente per sentirsi male. Ma c’è dell’altro. In questi giorni sta per essere perfezionato un accordo con AirFrance-KLM (sì, proprio loro) che stavolta per soli 310 milioni di euro prende il 25% della nuova Compagnia (priva di debiti e di esuberi) e presumibilmente tra 5 anni, al termine del vincolo prima del quale i 16 patriottici imprenditori non possono vendere quote agli stranieri, ne prenderà il controllo totale. La Lega è di nuovo in fermento (almeno qui si intravede un barlume di coerenza): AirFrance-KLM infatti non ha cambiato il piano per Malpensa. Bossi va da Berlusconi che, siamo sicuri, riuscirà a convincerlo in qualche modo. Se in Italia ci fossero dei seri direttori di TG e di giornali, sentiremmo parlare  un po’ di più di questi scandali confezionati con i soldi delle nostre tasse e  un po’ meno di scoop straordinari che parlano della neve d’inverno e della canicola estiva.

Da quale pulpito…

Posted in Parole parole parole... con i tag on 12 Novembre 2008 by vasodipandora

In due giorni, più di 200 voli Alitalia cancellati. I TG rimandano la (giusta) rabbia dei passeggeri, ma non viene spiegato il perchè dello sciopero selvaggio, così come nei giorni precedenti l’informazione si è limitata a criminalizzare la categoria di piloti e assistenti di volo, senza andare in profondità nella questione. Oggi, sul Corriere della Sera dobbiamo leggere l’ennesima affermazione di Berlusconi: “E’ una situazione intollerabile, che la gente non capisce.” – aggiungendo – “Appoggio completamente quello che hanno detto i miei ministri. Quando si violano i diritti altrui, si impedisce agli altri di lavorare, si va contro la legalità e si commettono dei reati. E i reati vanno perseguiti. Lo Stato userà tutta la sua autorità per impedire che vengano violate le leggi.“. Innanzi tutto questa affermazione risulta quantomeno bizzarra, se pensiamo che è stata pronunciata dal campione assoluto in slalom di tribunali e sentenze, un personaggio che, quando si parla di legalità e di violazione delle leggi, non può permettersi delle prediche, perchè l’esempio offerto è pessimo, sebbene ruffianamente poco ricordato da chi dovrebbe (giornali e TV). Detto questo, verrebbe  anche da chiedersi quanto gli italiani possano “tollerare” e “capire” l’esito della storia del “prestito ponte”. Mesi fa, cioè qualche giorno dopo le ultime infauste elezioni, il nuovo Governo Berlusconi chiese al Governo uscente (Prodi) un prestito ponte di 300 milioni di euro per permettere ad Alitalia di sopravvivere fino al completamento della trattativa con i 16  “patriottici” ed “eroici” imprenditori di CAI. Ebbene, la UE proprio ieri ha stabilito che la compagnia deve restituire allo stato i 300 milioni. Purtroppo per noi però, il salvataggio di Alitalia studiato ad hoc da Berlusconi (in controtendenza rispetto alla parola “legalità”) per gli “eroi” di CAI, prevede che questo debito venga saldato, non da CAI (cioè dalla “good company” liberata dai debiti della vecchia Alitalia), bensì dalla “bad company”, quindi dalle nostre tasche.

Good Company ad hoc

Posted in Parole parole parole... con i tag on 23 Settembre 2008 by vasodipandora

Berlusconi ha gia’ svolto il suo ruolo, che era quello di mettere insieme le parti, i sindacati e gli imprenditori, nella loro indipendenza.“, così commenta il lacchè Bonaiuti a RaiNews24. E sì, già, perchè Berlusconi il suo ruolo l’ha già svolto: la creazione di due company, quella buona che crea profitto e quella cattiva che concentra i debiti sulle spalle degli italiani, è cosa ormai acquisita. Una volta fatto il danno, ci sarebbero comunque delle strade alternative alla Cai, ma non interessano, l’unica possibile sembra il fallimento e questa sorta di aut aut viene usato come arma di ricatto verso i lavoratori. Solo ieri Il commissario straordinario Fantozzi (il cui nome è tutto un programma) ha deciso di bandire un’asta pubblica per l’acquisizione della compagnia di bandiera italiana che, a queste condizioni, potrebbe essere appetibile ad altri compratori. Era ciò che si sarebbe dovuto fare da tempo. Tuttavia, la creazione della “good company” (ripulita dai debiti) era chiaramente un dono di Berlusconi agli “amici” della Cai, tra cui figurano anche personaggi che non sono stati risparmiati da Tangentopoli, ma in Italia la memoria è corta e questo non può di certo essere considerato un ostacolo. Pensate poi al “signor Air One” che, entrando nella cordata di imprenditori che sta dietro Cai, riuscirebbe in colpo solo a fare profitto con la “good company” e a liberarsi dei debiti di Air One. Ovvio quindi che non c’è nessun interesse da parte del Governo a trovare una soluzione diversa da quella di Cai.
L’opposizione veltroniana nel frattempo parla a mezza bocca, difendendo, con qualche eroe rimasto, la bontà dell’operazione Air France, fatta fallire dai sindacati (gli stessi che ora si ritrovano costretti a dover accettare una soluzione estremamente più “cara” per i lavoratori) e sotto la spinta dell’imminente governo Berlusconi che prometteva una cordata nazionale dietro l’angolo. La cordata in effetti si è materializzata, con grande gioia di tutti  (della Cai e di Berlusconi) e in modi e a prezzi che non ci è dato di sapere. Dall’altra parte, l’opposizione veltroniana non riesce neppure ad aprire molto bocca, prigioniero dell’imbarazzo di casa Colaninno: il figlio, Ministro Ombra dell’Industria del Governo Ombra di Veltroni e il padre (Roberto), rappresentante della cordata di imprenditori della Cai. Questa è l’Italia, oggi.

I debiti al pubblico e i profitti al privato

Posted in Parole parole parole... con i tag on 27 Agosto 2008 by vasodipandora

Il piano del Governo Prodi per Alitalia prevedeva un esubero di circa 2000 posti e l’acquisizione da parte di Air France-KLM dell’intera compagnia (debiti compresi). Il Governo Berlusconi si appresta a fare diversamente (come era prevedibile). E’ incredibile come i TG si siano affrettati ad accendere tutti i riflettori sul cosiddetto “piano Fenice” che vedrebbe la rinascita di una nuova società ripulita dei vecchi debiti di Alitalia, senza spendere troppe parole sulla “bad company” pubblica che nascerà parallelamente e che si porterà dietro gli attuali debiti della nostra compagnia di bandiera. Sui TG ci sarebbe da dire altro, ad esempio di come sia stata strumentalizzata la tragedia occorsa all’aereo della Spanair (e ieri gli incidenti occorsi agli aerei di Ryanair e AirDolomiti), gettando delle ombre sulla ipotetica scarsa sicurezza delle compagnie low-cost. Per carità, non è tutto oro ciò che luccica, basti pensare alle pubblicità ingannevoli di Ryan Air, e di certo si dovrà continuare a richiedere a queste compagnie gli standard di sicurezza necessari, (come del resto si sta facendo), ma non credo si possa andare troppo oltre. Ma questa, del resto, è una vecchia abitudine dell’informazione televisiva italiana, le redazioni delle testate giornalistiche sono sempre più brave a precedere ciò che qualcuno chiederà loro di fare: il rilancio di Alitalia, anche attraverso il velato discredito della futura “concorrenza” (il low-cost in genere), è già in atto. Ritorniamo però al punto: che fine faranno i debiti di Alitalia? E’ semplice: si sta creando una società “light” che farà profitto per le tasche dei soliti noti (Benetton, Ligresti, Marcegaglia, Caltagirone etc.) e una che si porterà dietro i debiti (la “bad company” appunto), destinati alle tasche di “altri” soliti noti, ma meno fortunati dei primi (i contribuenti). Per non parlare degli esuberi, calcolati in un numero di circa 7000. Saranno contenti di questo i sindacati, complici del fallimento del piano del governo Prodi. La beffa finale è che, dopo aver fatto scappare Air France-KLM, ora si cerca di rincorrerla, perchè la nuova Alitalia dovrà comunque allearsi con un grosso partner internazionale. Insomma, andrà bene a quasi tutti, ai soci della nuova compagnia che farà profitti e al partner internazionale che non acquisterà una compagnia mangiata dai debiti; non andrà bene invece ai 5000 lavoratori in più che si troveranno in esubero, nè ai contribuenti che si accolleranno i debiti della “bad company”. Accollarsi i debiti vorrà dire, nella migliore delle ipotesi, che risorse che potevano essere destinate in vari modi ai cittadini, verranno impiegate per consegnare, di fatto, ai soliti noti una società pulita su cui poter fare profitto. E ci riusciranno, con poco sforzo, come del resto l’esempio Benetton-Autostrade insegna.