28 Agosto 1963 – Lincoln Memorial – Washington
“I have a dream. That one day, this nation will rise up and live out the true meaning of its creed: ‘We hold these truths to be self-evident, that all men are created equal.’” Martin Luther King
Su La Stampa di tre giorni fa, il neo-sindaco Alemanno (vittorioso per manifesta inferiorità dell’avversario) dice:
“Ha suscitato scalpore il fatto che si parlasse di dedicare una strada a Giorgio Almirante. A Roma c’è una via dedicata a Lenin e penso sia doveroso dedicarne una ad Almirante, Berlinguer, Craxi e Fanfani.” quindi ha aggiunto: “Bisogna dare un segnale chiaro ai cittadini e superare gli schemi della prima Repubblica.”
Sono troppo giovane per conoscere bene la storia di tutti i personaggi citati da Alemanno, ma già qualcosa nel suo discorso non mi tornava, riportandomi alla mente giochini del tipo “identifica l’intruso” (anche se in questo caso forse si dovrebbe dire “chi salveresti da…”). Quindi mi sono documentato e ora le cose mi sono molto più chiare: poichè dobbiamo “superare gli schemi della prima Repubblica”, dobbiamo sdoganare tutto (un mio amico sarà disgustato, con buona ragione, dell’utilizzo trendy del termine “sdoganare”). Poichè qualche brillante cervello ha dedicato una via a Lenin, mettiamoci pure una Via Craxi (magari tra Via Hammamet e Via Tangentopoli) e, perchè no, una Via Almirante.
Almirante, bisogna dire, è stato forse l’unico fascista, rimasto comunque fedele ai suoi ideali, a sconfessare pubblicamente certe parole, e questo, solo in parte, gli fa pure onore, ma da qui a tributare un riconoscimento pubblico a chi può essere arrivato a pensare e a credere in certe cose, ce ne corre.
Dal 1938 al 1942 Almirante è segretario di redazione alla rivista La Difesa della Razza, deputata a promuovere nella società italiana le tesi razziali naziste, già peraltro “approvate” nel 1938 dalle leggi razziali fasciste.
“il razzismo è il più vasto e coraggioso riconoscimento di sé che l’Italia abbia mai tentato. Chi teme ancor oggi che si tratti di un’imitazione straniera non si accorge di ragionare per assurdo: perché è veramente assurdo sospettare che il movimento inteso a dare agli italiani una coscienza di razza […] possa servire ad un asservimento ad una potenza straniera”
G. Almirante – Nè con 98 nè con 998 – La Difesa della Razza, I, n. 6, 47-48, 1938.
“Noi vogliamo essere, e ci vantiamo di essere, cattolici e buoni cattolici. Ma la nostra intransigenza non tollera confusioni di sorta […] Nel nostro operare di italiani, di cittadini, di combattenti – nel nostro credere, obbedire, combattere – noi siamo esclusivamente e gelosamente fascisti. Esclusivamente e gelosamente fascisti noi siamo nella teoria e nella pratica del razzismo”
G. Almirante – Che la diritta via era smarrita… Contro le “pecorelle” dello pseudo-razzismo antibiologico – La Difesa della Razza, V, n. 13, 9-11, 1942.
Ed infine, un estratto di un articolo sempre dell’ex-leader dell’MSI, letto dall’On. Fiano un paio di giorni fa alla Camera: “Il razzismo ha da essere cibo di tutti e per tutti, se veramente vogliamo che in Italia ci sia, e sia viva in tutti, la coscienza della razza. Il razzismo nostro deve essere quello del sangue, che scorre nelle mie vene, che io sento rifluire in me, e posso vedere, analizzare e confrontare col sangue degli altri. Il razzismo nostro deve essere quello della carne e dei muscoli; e dello spirito, sì, ma in quanto lo spirito alberga in questi determinati corpi, i quali vivono in questo determinato paese; non di uno spirito vagolante tra le ombre incerte d’una tradizione molteplice o di un universalismo fittizio e ingannatore. Altrimenti, finiremo per fare il gioco dei meticci e degli ebrei; degli ebrei che, come hanno potuto in troppi casi cambiar nome e confondersi con noi, così potranno, ancor più facilmente e senza neppure il bisogno di pratiche dispendiose e laboriose – fingere un mutamento di spirito e dirsi più italiani di noi, e simulare di esserlo, e riuscire a passare per tali. Non c’è che un attestato col quale si possa imporre l’altolà al meticciato e all’ebraismo: l’attestato del sangue”
Alla fine il dramma di oggi, non sono queste vecchie frasi datate anni 40, ma un personaggio come Gasparri che nel 2008 commenta come una “Lettura datata e superficiale della sua vita politica” le critiche alla figura di Almirante da parte della comunità ebraica romana.
E poi si riempiono TG e trasmissioni di “approfondimento” sul perchè della rinascita nazi-fascista di questi giorni. Siamo messi male, molto male.
