Luigi de Magistris è stato eletto presidente della Commissione Controllo Bilancio dell’Unione Europea.
Luigi de Magistris è stato eletto presidente della Commissione Controllo Bilancio dell’Unione Europea.
Stasera ad Exit, programma condotto da Ilaria D’Amico e trasmesso da La7, si potrà assistere ad un’intervista rilasciata da Luigi De Magistris, ex PM di Catanzaro. Ecco parti dell’intervista, come riportate dal sito RAINEWS24.
“Insieme ai miei più stretti collaboratori attraverso la ricostruzione dei finanziamenti pubblici in Calabria, avevamo scoperto, in modo esattamente preciso, quella che con gergo giornalistico si potrebbe anche definire la nuova P2.“…
Nell’intervista, l’ex PM si riferisce alla “gestione del denaro pubblico e di alcuni pezzi delle istituzioni attraverso il tramite dei poteri occulti. Questo è il cuore del problema e non voglio dire altro. Perchè fatti, nomi, documenti, li ho consegnati.“…
“La mia testimonianza, i miei documenti, il mio sapere doveroso l’ho consegnato all’Autorità giudiziaria di Salerno. Prendo atto che sono stati fermati i magistrati che stavano conducendo questa indagine.”
E noi prendiamo atto che, per il momento, di questa nuova P2 non potremo sapere niente.
“Per l’ennesima volta le segnalazioni di reato nei miei confronti si sono dimostrate infondate e si è potuta accertare l’assoluta correttezza del mio operato. Mentre mi consta, dalla lettura del decreto di sequestro emesso dalla Procura di Salerno, che magistrati in servizio a Catanzaro avrebbero espletato attività ai miei danni.“
Sono le parole di Luigi De Magistris, dopo che la Procura di Salerno ha chiesto l’archiviazione dell’inchiesta nei confronti dell’ex PM di Catanzaro indagato per il reato di abuso di ufficio nella vicenda relativa all’acquisizione dei tabulati dell’allora ministro dela Giustizia Clemente Mastella.
Nel giugno 2008 infatti, il procuratore generale di Catanzaro, Enzo Iannelli, aveva ipotizzato reati nella condotta di De Magistris riguardo alle acquisizioni dei tabulati effettuati, su incarico del PM, dal suo consulente Giacchino Genchi. Adesso la Procura di Salerno afferma l’infondatezza della notizia di reato e la correttezza di De Magistris nell’acquisizione dei tabulati.
Stessa cosa era accaduta nel caso dell’inchiesta ‘Toghe lucane’: anche qui, secondo la Procura di Salerno, erano risultate infondate le accuse rivolte a De Magistris da alcuni personaggi indagati in quella inchiesta.
Oltre a questo, giorni fa il Tribunale del Riesame di Salerno ha confermato l’impianto del decreto di perquisizione e sequestro eseguito dalla Procura di Salerno (i cui membri sono stati comunque incredibilmente sospesi, come nel caso di Apicella, o trasferiti) per l’ipotesi di reato di corruzione commesso da magistrati di Catanzaro e gli illeciti nella sottrazione delle inchieste di ‘Poseidone’ e ‘Why not’ a Luigi De Magistris. Riguardo a questo l’ex PM di Catanzaro è chiaro:
“Il mio rammarico è ancora una volta quello di non aver potuto portare a termine le inchieste Poseidone e Why not. Sono convinto che, assieme ai miei più stretti collaboratori, avremmo potuto individuare, in modo analitico, una inquietante rete di collusioni, con commissioni di gravi reati soprattutto nella gestione del denaro pubblico e della cosa pubblica, che era in grado anche di condizionare il corretto esercizio di numerose istituzioni.” – e continua – “Non deve destare meraviglia che siano stati acquisiti i tabulati anche di vari soggetti appartenenti a diverse istituzioni, in quanto le indagini ‘Poseidone’ e ‘Why not’, almeno fino a quando ne sono stati io titolare, non avevano certo ad oggetto organizzazioni criminali dedite al furto di galline o al compimento di rapine nei supermercati. Le indagini riguardavano sodalizi finalizzati, in particolare a depauperare risorse pubbliche, nonché a condizionare ampi settori della pubblica amministrazione, dell’economia e delle istituzioni democratiche, ed in grado anche di penetrare, in modo occulto e pericoloso, proprio all’interno di talune rilevanti istituzioni della Repubblica, come ho anche illustrato, nei dettagli, alla procura di Salerno.“
Resta dunque la solita domanda: cosa stava per scoprire De Magistris? A quali nomi si era avvicinato, così tanto da generare reazioni così scomposte e violente del Ministro della Giustizia Angelino Alfano, del CSM e addirittura del Presidente della Repubblica?
Insomma, nessuno tocchi l’inchiesta Why Not, questo è chiaro.
Intanto Fabrizio Cicchitto e Gaetano Quagliariello (PdL) ieri hanno giudicato inopportuna la presenza di Gioacchino Genchi, consulente di De Magistris, per l’appunto, negli studi di AnnoZero per la puntata di stasera. “C’è un problema di opportunità che sta diventando un problema di decenza”, dicono i due, augurandosi che il neoletto presidente della Commissione di Vigilanza Sergio Zavoli “approfondisca la questione e assuma le conseguenti determinazioni“.
Tuttavia dobbiamo dire che Genchi è già stato presente a Matrix (Canale 5) qualche giorno fa, con una trasmissione interamente dedicata a lui e ieri sera era presente all’approfondimento di seconda serata del TG3. Però, stranamente, è sempre AnnoZero a macchiarsi di cose inopportune, indecenti o addirittura caratterizzate da “antisemitismo”.
Al di là che la trasmissione di Santoro piaccia o meno, è facile osservare che ogni pretesto è buono per cercare di chiuderla.
“Pensavo a quello che sta accadendo in questi mesi in cui si consolidano nuove forme di “eliminazione” di magistrati che non si omologano al sistema criminale di gestione illegale del potere e che pretendono, con irriverente ostinazione, di adempiere a quel giuramento solenne prestato sui principi ed i precetti della Costituzione Repubblicana, nata dalla resistenza al fascismo.“
“In attesa dei progetti di riforma della giustizia (che mi pare trovano d’accordo quasi tutte le forze politiche) che sanciranno, sul piano formale, l’ulteriore mortificazione dei principi di autonomia ed indipendenza della magistratura, non si può non rilevare che i predetti principi – che rappresentano la ragione di questo mestiere che, senza indipendenza ed autonomia, è solo esercizio di funzioni serventi al potere costituito – sono stati e vengono mortificati proprio da chi dovrebbe svolgere le funzioni di garanzia e tutela di tali principi. Dall’interno della Magistratura, in un cordone ombelicale sistemico di gestione anche occulta del potere, con la scusa magari di evitare riforme ritenute non gradite, si procede per colpire ed intimidire (anche con inusitata deprecabile violenza morale) chi, all’interno dell’ordine giudiziario, non si omologa, non intende appartenere a nessuno, non vuole assimilarsi alla gestione quieta del potere, ma rimane fedele ed osservante dei valori costituzionali di uguaglianza, libertà ed indipendenza che chi dovrebbe garantirne tutela – anche con il sistema dell’autogoverno – tende, in realtà, a voler governare, dall’interno, la magistratura rendendola, di fatto, prona ai desiderata dei manovratori del potere.“
“E’ questa l’ora delle risorse auree: se insieme sapremo esercitare le nostre funzioni in autonomia, libertà, indipendenza, senza paura di essere eliminati da intimidazioni istituzionali o da “clave” disciplinari utilizzate in violazione della Costituzione Repubblicana. Per me, le riserve energetiche sono state e sono tuttora, soprattutto, le immagini di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, anche perché nei giorni delle stragi mafiose – con riferimento alle quali attendiamo verità e giustizia anche per le complicità sistemiche intranee alle Istituzioni – avevo appena consegnato gli scritti nel concorso in magistratura. Quando Antonino Caponnetto disse che tutto era finito, nel mio cuore ed in quello di molti altri magistrati è scattata una molla per dimostrare che non doveva essere così, che, invece, bisogna lottare e non mollare mai. Anche nella certezza di poter morire – come diceva Paolo Borsellino nella consapevolezza che tutto potesse costarci assai caro – vi sono magistrati che ogni giorno cercano di applicare, nei provvedimenti adottati, il principio che la legge è uguale per tutti.
Ai giovani colleghi mi permetto, con umiltà e per l’immenso amore che preservo per questo lavoro, di esortarli a non temere mai le decisioni giuste e di perseguire sempre la strada della giustizia e della verità anche quando questa può costare caro. Io ero consapevole che mi avrebbero colpito e che mi avrebbero fatto del male, ma non ho mai piegato, nemmeno per un istante, il percorso delle mie scelte ed oggi mi sento, come sempre, sereno, ricco di energie, molto forte, perché dentro il mio cuore e la mia mente sono consapevole di aver espletato ogni condotta nell’interesse della Giustizia e nel rispetto delle leggi e della Costituzione Repubblicana. Non ascoltate quelle sirene, anche interne alla nostra categoria, che vi inducono – magari in modo subdolo e maldestro – a piegare la testa in virtù di una pseudo-ragion di stato che consisterebbe nel pericolo imminente di riforme sciagurate, per evitare le quali dobbiamo, strategicamente, “girarci” dall’altra parte quando ci “imbattiamo” nei cd. “poteri forti”. Le riforme – anzi le controriforme – ci saranno comunque, forse saranno terribili, ma almeno non dobbiamo essere noi a dimostrarci timorosi e con le gambe molli, malati, come diceva Piero Calamandrei, di agorafobia. L’indipendenza si difende senza calcoli e ad ogni costo, l’amore della verità può costare l’esistenza. Ed essa si difende anche da chi la mina, in modo talvolta anche eversivo, dal nostro interno. “
Luigi De Magistris (brani tratti da MicroMega)
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