Archivio per Matteotti

Aventino

Posted in Democrazia con i tag , , on 18 Giugno 2008 by vasodipandora

Quando si parla di “ritirarsi sull’Aventino” ci si riferisce ad un episodio del 494 a.C. quando la plebe romana, stanca dell’oppressione patrizia, si ritirò per protesta sul colle Aventino, lasciando quindi Roma sguarnita. La storia ci ha proposto un altro ritiro sull’Aventino, nel 1924 in pieno periodo fascista, quando i “deputati aventiniani” protestarono contro il fascismo, ritirandosi per protesta da una qualsiasi attività.
Se si va a rileggere ciò che accadde nel 1924 e si fa un paragone con la situazione italiana odierna, a più di 80 anni di distanza, si rimane quasi a bocca aperta. Gli italiani hanno poca memoria e forse non studiano la storia, in più gli eventi odierni avvengono in modo necessariamente diverso rispetto a quello di 80 anni fa, ma la sostanza delle cose non cambia: stiamo andando verso uno stato di limitata libertà.
Alla vigilia delle elezioni del 1924 Mussolini si aspetta una sorta di plebiscito nazionale a favore della politica del governo fascista. Di seguito riporto una estrapolazione storica tratta da un sito di stampo socialista, riguardante l’analisi del delitto Matteotti: “Nonostante Mussolini avesse tutto l’interesse a che la campagna elettorale si svolgesse nella maniera più calma possibile, essa sarebbe stata in realtà contrassegnata da violenze non soltanto contro i fascisti dissidenti, ma anche contro vari oppositori. I risultati delle elezioni avrebbero fruttato al “listone” fascista 374 deputati su un totale di 535. Il successo elettorale, se aveva fornito a Mussolini una sua maggioranza, gli aveva anche consentito di compiere una grande operazione trasformistica di tipo giolittiano sul centro-destra, approfittando del progressivo svuotamento e delle contraddizioni interne delle forze liberaldemocratiche, demosociali e popolari. Ad agitare ancora di più la situazione politica subito dopo le elezioni, vi fu il rapimento dei deputato socialista Giacomo Matteotti, avvenuto il 10 giugno 1924. L’impressione destata prima dalla scomparsa e poi dalla morte di Matteotti, fu vivissima a livello politico e di opinione pubblica e il sospetto che Mussolini vi fosse in qualche modo implicato sarebbe stato pressoché generale. La “secessione dell’Aventino”, con l’abbandono da parte dei deputati delle opposizioni della Camera, per certi versi risultò utile a Mussolini, che poté di fatto affrontare la crisi montante senza almeno doversi guardare da possibili intralci parlamentari. Spinto da un lato dalle ali più intransigenti del movimento fascista e dall’altro lato da varie forze liberali che gli chiedevano la “normalizzazione”, Mussolini il 3 gennaio 1925 tenne un discorso alla Camera, breve ma durissimo. Era l’atto di nascita della dittatura, l’affossamento insieme delle velleità della “rivoluzione fascista” e delle forze politiche di opposizione.
Riletta in chiave odierna, Berlusconi ha avuto tutto l’interesse che i toni della campagna elettorale fossero bassi, si aspettava una vittoria con 10 punti di differenza e la vittoria è arrivata con 9 circa. Il divario forse sarebbe stato minore con una campagna elettorale del PD un po’ più incisiva. I temi caldi, come il conflitto di interessi ad esempio, non sono mai stati affrontati. In contemporanea le TV hanno bombardato gli italiani con Alitalia, spazzatura, sicurezza, problemi creati da destra e sinistra nell’arco degli anni, ma mediaticamente addossati al governo Prodi. Berlusconi “caccia” Casini, sposta l’asse della coalizione a destra e vince con una netta maggioranza. La vittoria avviene, come 80 anni fa approfittando del progressivo svuotamento e delle contraddizioni interne delle opposizioni (quella del PD in particolare) che solo oggi, drammaticamente in ritardo, capiscono che non è possibile dialogare con chi ha in testa solo se stesso e i propri interessi, nel particolare: bloccare i processi pendenti sulla propria persona.
Eccoci quindi alla notizia di oggi relativa al cosiddetto decreto sicurezza, ovvero decreto salva-premier: “L’aula del Senato ha approvato l’emendamento presentato dai relatori al decreto sicurezza che prevede la sospensione dei processi fino al giugno 2002. I senatori del Pd e dell’Idv hanno lasciato l’aula, mentre sono rimasti nell’emiciclo gli esponenti dell’Udc e i radicali. L’emendamento presentato dai relatori al decreto sicurezza per sospendere i processi per reati commessi fino al giugno 2002 è passato nell’aula del Senato con 160 sì e 11 no. Al termine della votazione i senatori dell’opposizione stanno rientrando nell’emiciclo. I senatori dell’opposizione infatti avevano lasciato l’Aula prima che si votasse l’emendamento. Gli esponenti del centrosinistra hanno lasciato l’aula subito dopo l’intervento del capogruppo del Pd, Anna Finocchiaro, che è stato di critica alla norma cosiddetta ’salva-premier’.”
E’ ritornato il governo delle leggi ad personam, spacciate come leggi per tutelare i cittadini italiani. Quelli disonesti. Oggi non è necessario uccidere Matteotti, basta uccidere gli strumenti di controllo della democrazia: giornalisti e magistrati. Oggi la reazione dell’opposizione è un ritiro sull’Aventino, almeno un inizio rispetto all’assenza ingiustificata del primo mese, ma non basta, serve molto di più.